Style and more at best price !

Parigi, Milano, Londra e New-York: delle Fashion Week quasi complementari

New York, Londra, Milano, Parigi… Le maratona delle sfilate per le collezioni di prêt-à-porter femminile della primavera-estate 2016 debutta questo mercoledì 9 settembre a New York, prima giornata di presentazioni prima della partenza ufficiale delle sfilate il 10, e prosegue fino al 7 ottobre.

Un mese intensissimo, sempre faticoso, spesso isterico, il quale, come ogni stagione, attira l’attenzione di tutti gli attori del circo della moda: stilisti, buyer, giornalisti, influencer e altri addetti ai lavori.

NY_Moda_Sushopstyle_Shop_Notizie_News

Per le case di moda, il défilé è cruciale, anche se il 75% delle vendite di prêt-à-porter si realizza ormai con le pre-collezioni. “La sfilata costituisce il momento d’esposizione massima. L’attenzione quasi spasmodica che suscita è enorme. Basti vedere l’interesse che c’è oggi per il backstage, che prima non importava a nessuno”, nota il responsabile “dell’evento” di un’azienda italiana. Lo show rimane essenziale, che sia per veicolare sogni da parte della griffe, o per trasmettere la sua capacità creativa, o anche per impostare il tono della stagione.

Lungi dal porre un freno al fenomeno, il Web non ha fatto che amplificarlo. “Lo show è diventato un momento di comunicazione a 360°. E suscita più attenzione delle campagne pubblicitarie. Mentre gli showroom sono frequentati solo dai buyer, le sfilate sono viste da tutto il pianeta”, ricorda il manager. “Le passerelle delle Fashion Week hanno come principale obiettivo quello di sedurre le macchine fotografiche e di ottimizzare il seguito sui social network”, puntualizza Jean-Jacques Picart, consulente di moda e lusso.

Le settimane della moda giocano dunque un ruolo determinante, ognuna con la sua specificità, anche se Parigi rimane al di sopra del lotto. “C’è stato un tempo in cui solo la settimana della moda di Parigi meritava la presenza. Oggi, globalizzazione, Internet e mercati emergenti hanno cambiato le carte in tavola, e anche se Parigi rimane imprescindibile, gli altri tre appuntamenti di New York, Londra e Milano sono diventati molto importanti. In effetti, si può quasi pensare che queste quattro Fashion Week siamo diventate complementari”, valuta Jean-Jacques Picart.

Secondo il punto di vista generale, la settimana parigina orchestrata dalla “Fédération Française de la Couture, du Prêt-à-Porter des Couturiers et des Créateurs de Mode” resta più che mai imbattibile. Con le sue nove giornate, per una dozzina di show quotidiani, senza contare le presentazioni e le sfilate off, Parigi offre il programma più ricco e più interessante.

“Quando Parigi era in fase di declino di 15 anni fa, la Federazione ha aperto le porte ai giapponesi e ad altri Margiela, diventando il vero centro del mondo! Risultato: oggi i francesi dominano, sia in termini d’immagine che di business”, analizza Riccardo Grassi, proprietario di uno dei più grandi showroom di Milano.

Quest’ultimo ha aperto una succursale a Parigi da due anni, attiva ogni stagione durante la settimana della moda. “Ho aperto questo showroom temporaneo in avenue Hoche, perché ci sono 200 boutique fashion nel mondo, in particolare dei dettaglianti asiatici e americani, che non vengono a Parigi. La Ville Lumière è la location fondamentale a livello commerciale, ma è anche la sola vera capitale della moda, con un’immagine internazionale e una selezione molto elevata”, sottolinea l’uomo del fashion business.

Il calendario parigino accoglie più di 20 nazionalità, dai più grandi nomi della moda e del lusso ai giovani brand. In questi ultimi anni, la capitale si è aperta soprattutto ai nomi emergenti, ai quali dedica praticamente la totalità dei suoi primi due giorni di programma, riflettendo la crescente importanza dell’apporto della giovane creazione nell’attuale panorama della moda.

Maggiormente focalizzate su un pubblico e dei professionisti locali, le altre tre Fashion Week hanno indubbiamente un fascino minore. Milano, famosa per la sua offerta più “commerciale” frutto di un equilibrio tipicamente italiano fra industria e creatività, si è imposta come uno degli appuntamenti più apprezzati dopo Parigi.

Con molti grandi nomi, da Giorgio Armani a Prada, passando per Gucci, Versace, Roberto Cavalli ecc., anch’essa si è aperta in queste ultime stagioni ai giovani talenti, ma le manca il respiro internazionale, il che, in un mondo sempre più globale, costituisce un limite.

Londra ha acquisito importanza nel corso degli anni. Potendo contare solo su Burberry come marchio di grandi dimensioni, ha puntato sin dall’inizio sui talentuosi giovani stilisti fuoriusciti dalle sue prestigiose scuole, beneficiando di un importante sostegno delle istituzioni. Ma eccessi e una creatività esacerbata spesso prendono il sopravvento sul vero abbigliamento.

Infine, New York. Anche se una nuova generazione di stilisti punteggia una settimana ormai considerata “meno noiosa”, questa Fashion Week, molto concentrata su una moda più industriale che creativa, sembra essere ancora in cerca di se stessa. Tanto più che è in fase di totale rifondazione.

Con una pletora di marchi non sempre all’altezza, attira un pubblico fedele, in quanto “è il luogo più cool del mondo con le sue 1.000 feste, la grande stampa e molti soldi” che vi girano, osserva un habitué.

La Grande Mela è anche il luogo dove bisogna farsi vedere se si hanno ambizioni sul continente nordamericano. Una tappa imprescindibile, in un momento in cui il mercato del lusso conosce un vero e proprio boom negli USA, come dimostrano le innumerevoli aperture di negozi di marchi europei da quella parte dell’Atlantico.

E’ in questo contesto che s’iscrive il défilé di Givenchy, che in questa stagione si terrà eccezionalmente proprio a New York. Mentre la label newyorchese estremamente cool The Row delle sorelle Olsen farà il cammino opposto, andando a cercare a Parigi una visibilità internazionale. E una forma di riconoscimento del proprio status che vada al di là del mero business…

Fonte: FASHIONMAG.com